Cambiamenti climatici: gli effetti sui fiori e sulle api

In occasione del 36° congresso di apicoltura professionale di Grosseto, ho avuto il piacere di ascoltare un intervento di Massimo Nepi, ricercatore del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Siena, che ha parlato degli effetti dei cambiamenti climatici sulla produzione di nettare da parte dei fiori e, di conseguenza, sulle api.

Oggi ho quindi pensato di raccontarti un po’ come funziona l’interazione tra fiori e api, per poi passare alle conseguenze dei cambiamenti climatici, di cui si è parlato durante il congresso.

L’impollinazione e la produzione di nettare e polline

Le piante producono il nettare – una sostanza zuccherina – per attirare gli impollinatori (diversi insetti tra cui le api, ma anche uccelli e alcuni mammiferi) e per ringraziarli del servizio che fanno per loro: l’impollinazione, appunto.

Grazie a colori e odori specifici, il fiore attira l’insetto e gli dice: “Vieni qui, al centro, dove c’è il polline, perché troverai qualcosa per te, qualcosa di buono e di dolce”.

Perché le piante producono una sostanza dolce? Perché il dolce piace agli impollinatori. I golosi, a questo mondo, non siamo solo noi!

Nel raccogliere il nettare, gli impollinatori si imbrattano di polline e, in questo modo, lo trasportano da una pianta all’altra, consentendo la fecondazione incrociata tra i diversi organismi vegetali (il passaggio dei gameti provenienti da una pianta agli ovuli di un’altra pianta).

Un’attività indispensabile per la sopravvivenza sulla terra.

Alla base di questa straordinaria e complessa interazione vi è la necessità delle piante di propagarsi e di questi animali di alimentarsi. Uno scambio reciproco e un modo affascinante di vivere insieme che non è nato per uno schiocco di dita, improvvisamente, ma è frutto di una lunghissima evoluzione.

A causa dei cambiamenti climatici, però, oggi le piante hanno difficoltà a produrre il nettare e quindi non solo a riprodursi, ma anche a fornire cibo agli impollinatori.

I cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici sono improvvisamente sulla bocca di tutti. Eppure, non si tratta di una novità. La situazione ha cominciato a sfuggirci di mano a partire dagli anni ‘80, ma negli ultimi 10-15 anni la temperatura è balzata alle stelle.

In sostanza, l’intero pianeta si sta surriscaldando. Questo avviene con particolare intensità nell’area mediterranea, area in cui si trova il nostro Paese (vedi video in fondo all’articolo). E le previsioni per il futuro sono tutt’altro che rosee.

Nello specifico, in Italia la temperatura à aumentata di 1,4 gradi (0,4 gradi in più rispetto alla media del pianeta) e, contemporaneamente, sono diminuite le precipitazioni estive (-10%).

Oltre all’aridità estiva, abbiamo visto anche un aumento di fenomeni estremi come colpi di calore, trombe d’aria, nubifragi, ma anche abbassamenti di temperatura anomali.

La Natura in tutto questo cosa fa?

Come ha spiegato il prof. Nesi “La natura, come sempre, reagisce al cambiamento e cerca di adattarsi. In questo caso l’adattamento non riguarda le specie (piante e animali) più intelligenti o più forti, ma quelle più flessibili. Il vero problema, però, è che questi adattamenti solitamente richiedono un lungo periodo evolutivo (migliaia di anni), mentre qui si sta parlando solo di una ventina di anni”.

I cambiamenti climatici, ovviamente, non hanno effetto solamente sulle singole specie, ma anche sulle loro interazioni. Sì, perché gli ecosistemi funzionano così: in natura tutto è connesso, tutto è collegato, tutto è interazione. E quando viene a mancare un pezzo, si scatenano reazioni a catena infinite.

Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla produzione di nettare (e sulle api)

Come ti dicevo, i cambiamenti climatici influenzano negativamente gli equilibri e le interazioni presenti in natura, tra cui anche la produzione di nettare da parte delle piante.

In particolare, gli effetti sulla produzione di nettare si dividono in due macrocategorie: effetti indiretti ed effetti diretti.

1)      Effetti indiretti:

Gli effetti indiretti dei cambiamenti climatici sulla produzione di nettare riguardano principalmente la modifica della fenologia delle piante, e la modifica del processo di fotosintesi. Ora ti spiego meglio…

Modifica della fenologia delle piante

La fenologia è la scienza che studia il rapporto tra il clima e lo sviluppo di vita degli organismi animali e vegetali. Si è osservato che l’innalzamento delle temperature influisce sul calendario delle fioriture, anticipandole di una ventina di giorni circa.

Questo è un problema, perché le fioriture – affinché tutto il sistema funzioni alla perfezione – devono coincidere con la presenza di impollinatori. Invece, purtroppo, non tutti organismi rispondono allo stesso modo ai cambiamenti climatici e si creano di conseguenza delle situazioni di mancata corrispondenza tra la presenza di nettare-polline e quella degli impollinatori.

Altro effetto evidente dei cambiamenti climatici è che alcuni alberi da frutto fanno fioriture anomale in inverno. Si tratta di fioriture tardive che alla pianta non servono e che, non solo non portano alla produzione dei semi, ma fanno consumare le riserve di energia per la produzione di fiori e nettare primaverili. Questo porta a meno fiori, meno nettare e meno cibo per le api in primavera.

L’aumento della temperatura in primavera-estate, inoltre, determina anche una contrazione del periodo di fioritura: in pratica si accorcia la durata di vita dei singoli fiori. Anche qui, meno nettare per fiore e quindi meno risorse alimentari per le api.

Modifiche nel processo di fotosintesi

Le piante producono il nettare grazie alla fotosintesi.

Per fare la fotosintesi, le piante utilizzano due ingredienti: l’acqua, prelevata dal terreno, e l’anidride carbonica (la famosa CO2) che prendono dall’aria in quantità inimmaginabile.

Ci fanno quindi anche un grande favore questi vegetali, perché assorbono l’inquinamento atmosferico! Ma non solo per questo…

Durante la fotosintesi le piante emettono l’ossigeno (sì quello che noi respiriamo), che per loro è un prodotto di scarto della fotosintesi.

La fotosintesi, però, richiede un intervallo di temperature ottimali che, per le piante dell’area mediterranea, è tra i 25 e i 30 gradi. Se la temperatura aumenta, la pianta si trova in difficoltà, la fotosintesi diminuisce e, di conseguenza, anche la disponibilità di zuccheri per fare il nettare.

2)      Effetti diretti:

Oltre agli effetti indiretti sulla produzione di nettare da parte delle piante di cui ti ho appena parlato, ci sono anche degli effetti diretti. Vediamoli insieme:

Quantità di nettare prodotta

Come ti ho appena spiegato, il nettare è composto principalmente da acqua e zucchero. In aggiunta e in minor percentuale, il nettare contiene anche amminoacidi, proteine, sali minerali, vitamine e metaboliti secondari (sostanze diverse che le piante utilizzano per difendersi da situazioni di stress – tra cui i cambiamenti climatici – e che possono avere effetto anche sulle api).

Quando sottoposto a caldo eccessivo, dal nettare inizia ad evaporare l’acqua. Questo si traduce in una maggiore concentrazione di soluti, in particolare, di zuccheri. Più alta è la temperatura, più evaporazione c’è e maggiore è la concentrazione di zucchero.

Detta così potrebbe sembrare una bella cosa per le nostre piccole api, ma di fatto non lo è. Per nulla. Il problema, infatti, è che la concentrazione di zucchero influisce sulla viscosità del nettare.

L’ape raccoglie il nettare con il suo apparato boccale specializzato e provvisto di una sorta di cannuccia stretta che utilizza per succhiare (suggere). La viscosità in questa fase è molto importante e quella ottimale è di 35-40% di zucchero. Se la concentrazione di zucchero sale a 70-80%, l’ape ha difficoltà nel succhiare il nettare. Sì, può aiutarsi con della saliva per diluirlo un pochino, ma diventa un lavoro davvero difficile per l’ape e sicuramente anche più lungo (più tempo impiega, meno nettare raccoglie).

Qualità di nettare prodotto

In uno studio del 2013, pubblicato sulla rivista inglese “Science”, un gruppo di ricercatori ha scoperto che nel nettare dell’arancio sono contenute tracce di caffeina (solitamente, a grandi dosi, la caffeina è usata per allontanare gli insetti).

In questo caso, e con questi livelli di concentrazione, la caffeina non solo è attrattiva le api (gli piace insomma!) ma è stato dimostrato che stimola anche le capacità di memoria dell’ape.

Ma sei esponiamo il nettare a temperature troppo alte e l’acqua evapora, causando una concentrazione di sostanze tra cui la caffeina, cosa succede?

Le api non andranno più sui fiori d’arancio perché a dosi elevate e concentrate questa sostanza diventa un deterrente.

Conclusioni

Cosa si deduce da tutto quello che ti ho raccontato oggi? Si deduce, e lo confermano gli scienziati, che i cambiamenti climatici in atto stanno mettendo a serio rischio le risorse delle api (e non solo). Ci saranno effetti importanti anche sul polline, tra cui l’impoverimento delle proprietà nutritive di questa sostanza, importante fonte di proteine per le api (lo utilizzano per nutrire le piccole larve).

Il prof. Nesi ci ha dato una speranza affermando che “Le api in questo scenario sono molto stressate, ma se la dovrebbero cavare perché sono un super organismo che si adatta straordinariamente”. Io ci credo, ma soprattutto me lo auguro. Questo però non basta.

È arrivata l’ora di smettere di stare a guardare, sperando le cose si risolvano da sole. Ci vuole informazione, partecipazione, e buona volontà. Perché il cambiamento parte anche da noi e dalle nostre piccole scelte quotidiane, che devono diventare ogni giorno più sostenibili.

In questo video della NASA, puoi vedere il progressivo surriscaldamento del nostro pianeta.

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