Del polline e delle api: tutto quello che c’è da sapere

Dopo averti raccontato tutto sul nettare, e su come e perché le api lo raccolgono, oggi ho deciso di parlarti di un altro alimento molto importante per le api: il polline.

Che cos’è il polline e a che cosa serve

Ti è mai capitato di toccare l’interno di un fiore e ritrovarti le dita piene di una polvere (solitamente) giallastra? Beh, quello è il polline ed è molto importante non solo per le piante, perché consente loro di riprodursi, ma anche per tanti insetti impollinatori che lo mangiano, come le api.

Il polline è l’insieme dei gametofiti maschili immaturi delle piante. Detto più semplicemente … è una sorta di “sperma” vegetale, la cui funzione in natura è consentire la fecondazione delle piante spermatofite.

La fecondazione avviene grazie al trasferimento dei granuli di polline dalla struttura riproduttiva maschile a quella femminile (pistillo).

Esistono tantissime varietà e tipologie di polline (detto anche microspora o granulo pollinico) e, a seconda della pianta di provenienza, i granuli pollinici possono avere forme diverse: possono essere sferici, ovoidali, vermiformi, poliedrici.

Anche il colore dei pollini cambia, pur mantenendo quasi sempre la tonalità del giallo. Se ne possono trovare però anche di colore rossiccio, bruno, talvolta bianco, e persino azzurro-verdastro!

Solitamente, quando un apicoltore apre un’arnia e vede pollini di tanti colori diversi, vuol dire che nella zona vi è una biodiversità, ed è una cosa buona…

L’impollinazione

Come ti dicevo, il trasporto di polline da una pianta all’altra è indispensabile in natura, perché permette alle piante di produrre frutti, semi e, conseguentemente, di riprodursi. In pratica, senza l’impollinazione le piante non si diffonderebbero più.

Dato però che le piante da sole fisicamente non si possono spostare, occorre che questo trasferimento di polline dalla pianta maschile a quella femminile sia svolto da altri. Dal vento oppure da animali. Non solo api, ma anche altri insetti impollinatori, uccelli e alcuni mammiferi, come i pipistrelli.

Si parla quindi di impollinazione anemofila (letteralmente : portata dal vento) e impollinazione entomofila (letteralmente: portata da insetto).

Nelle piante ad impollinazione anemofila, in genere, i fiori sono poco appariscenti, aerodinamici, e fanno polline in grandi quantità con granuli molto leggeri (per favorire il trasporto via aria).

Nella impollinazione entomofila, invece, il polline prodotto dalle piante è relativamente pesante, appiccicoso e molto ricco di proteine. Tutto questo per attirare gli impollinatori,  tra cui le api, che fungeranno da trasportatori inconsapevoli,

Da cosa è composto il polline

Il polline è ricco di principi nutritivi e, in particolare, di sostanze proteiche.

Come il colore e la forma però, anche la composizione chimica del polline può variare a seconda della pianta di origine.

Ecco una tabella con i principali componenti, e la percentuale mediamente contenuta nei diversi pollini:

ComponentePercentuale nel polline
Carboidrati – zuccheri semplici (glucosio, fruttosio) e saccarosio
30 – 40%
Proteine e amminoacidi liberi15 – 30%
Acqua8 -15%
Fibra grezza7 – 20%
Lipidi saturi e insaturi5 – 10%
Sali minerali (potassio, fosforo, calcio, magnesio, zinco, ferro, rame, manganese)3 – 5%
Vitamine B, C, D e provitmina A (betacarotene)

Perché le api raccolgono il polline e che cos’è il pane d’api

Alcuni definiscono il polline “la bistecca delle api” perché rappresenta la principale e più importante fonte di proteine di cui un alveare ha bisogno. In realtà (vedi la tabella), esso contiene anche altre e altrettanto utili sostanze come zuccheri, amminoacidi, vitamine, lipidi, minerali…

Per le api, quindi, il polline è un alimento estremamente importante, esattamente come lo è il nettare. A differenza del nettare, però, il polline non viene raccolto per essere trasformato in miele.

Le api raccolgono il polline principalmente per nutrire le larve delle operaie e dei fuchi (i maschi delle api) a partire dal terzo giorno di vita dopo la schiusa dell’uovo.

Si tratta di un alimento veramente fondamentale per la crescita della covata!

In caso di carenza di polline, o di polline di scarsa qualità e varietà, le api nascono sottopeso, denutrite e con poche difese immunitarie e, di conseguenza, sono meno resistenti alle malattie e ai pesticidi.

Oltre a servire a nutrire le larve, il polline viene mangiato anche delle api operaie addette alla produzione di pappa reale.

Una volta raccolto (a differenza del nettare che viene lavorato dalle api e trasformato in miele), il polline non subisce trasformazioni. Viene semplicemente raccolto dalle api e depositato all’interno delle cellette esagonali intorno alla covata nell’alveare, dove fermenterà per circa 20 giorni. 

Per conservarlo meglio una volta riposto, le api ricoprono il polline con un sottile strato di miele. In questo modo lo proteggono dall’aria e dall’umidità, che potrebbe farlo ammuffire.

Il polline, conservato nelle celle del nido che ha subito la fermentazione lattica si chiama “pane d’api”.

Forse ti starai chiedendo: “ma se il polline serve alle piante per riprodursi, succede qualcosa se le api lo raccolgono e  lo mangiano?” Ovviamente no! La Natura, come sempre, ha pensato a tutto e il polline prodotto dalle piante è sufficientemente abbondante per bastare sia ai fini della riproduzione della pianta, sia come cibo per le api che lo raccolgono – e ora vedremo come.

Come fanno le api a raccogliere il polline

L’ape bottinatrice raccoglie il polline e lo deposita impastandolo con un po’ di nettare nelle cestelle sulle zampe.

Se ti è capitato di osservare da vicino un’ape, avrai sicuramente notato che il suo corpicino è ricoperto di peli.

Questi peli hanno una funzione molto importante, perché consentono ai granuli di polline di appiccicarsi al corpo dell’insetto.

Quando un’ape bottinatrice specializzata in raccolta di polline visita un fiore, viene letteralmente ricoperta da una fitta e sottile polvere di granuli pollinici (vedi foto in alto con polline che ricopre la testa dell’ape).

Una parte di questi granuli viene raccolta dall’ape e trasportata all’interno dell’alveare.

Un’altra parte, invece, resta attaccata all’ape, che li trasporta di fiore in fiore consentendo l’impollinazione.

Ape che sta entrando nell’alveare portando il polline raccolto nelle cestelle delle zampe posteriori.

Per raccogliere il polline per l’alveare, l’ape si ripulisce dal polline con le sue (ben sei!) zampette munite di apposite “spazzole”.

Inizia con il primo paio di zampe (quelle anteriori) e raccoglie il polline presente sulla testa e sul collo.

Una volta raccolto vi aggiunge un po’ di nettare, in modo da creare una specie di impasto a forma di pallottola.

A seguire, l’ape raccoglie il polline che ha sul torace con le zampette intermedie e lo unisce all’impasto creato con quelle anteriori.

Infine, con le zampe dietro, l’ape raccoglie il polline presente sull’addome, lo aggiunge all’impasto e lo fa scivolare all’interno di apposite cestelle per trasportarlo a casa.

Le cestelle sono degli speciali ricettacoli esterni situati sulle due zampe posteriori.

Man mano che vola da un fiore all’altro, l’ape raccoglie sempre più polline e la pallina di polline all’interno nelle cestelle cresce di volume. Una volta raggiunto il pieno carico, l’ape può finalmente rientrare in alveare.

Una volta ritornata a casa, l’ape scarica il bottino passandolo alle giovani operaie. Queste ultime lo prendono e lo immagazzinano nelle celle del nido comprimendolo con la testa e stendendo sopra un sottile strato di miele affinchè si conservi.

Lo sapevi che? Alcune curiosità sul polline

  • Ogni pallina di polline trasportata all’alveare pesa all’incirca 7,5 mg e contiente da 100.000 a 5 milioni di granuli di polline
  • Un’ape bottinatrice impiega dai 5 ai 15 minuti per fare il pieno di polline e, in una giornata, riesce a fare mediamente una ventina di viaggi per un totale di circa 300 mg di polline al giorno
  • La palinologia è la scienza che studia i pollini
  • La melissopalinologia, invece, è quella branca della palinologia che studia il polline contenuto del miele. Alcuni granuli pollinici infatti finiscono nel miele e l’analisi di questi consente di ottenere informazioni sull’origine botanica e geografica del miele, nonchè di individuare frodi e sofisticazioni
  • L’esame del contenuto del polline di un miele si chiama analisi pollinica

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Fonte dati composizione media del polline: A. Contessi, Le Api – Biologia, allevamento, prodotti, Ed. Calderini Edagricole

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