Piombo da caccia: i danni ad ambiente, animali e salute umana

C’è un tipo di inquinamento di cui si parla pochissimo, nascosto nel fango delle paludi, nei prati di campagna, nei boschi che attraversiamo pensando di respirare aria pulita. Non ha colore, non ha odore, non fa rumore. Ogni anno, nell’Unione Europea, ne vengono scaricate nell’ambiente circa 14.000 tonnellate. Si chiama piombo. E arriva dai fucili dei cacciatori.

Il piombo: una neurotossina che uccide

Il piombo è un metallo pesante noto per la sua elevata densità e facilità di lavorazione. Queste proprietà lo hanno reso un materiale largamente utilizzato nella produzione di munizioni fin dai tempi antichi.

Tuttavia, ciò che spesso viene ignorato è che il piombo è anche una neurotossina estremamente pericolosa, classificata tra le sostanze più tossiche presenti in natura, insieme ad arsenico e mercurio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità è perentoria: non esiste un livello di esposizione noto per essere privo di effetti nocivi. Zero. Nessuna soglia di sicurezza. Neurotossico, si accumula nell’organismo e causa danni irreversibili al cervello e al sistema nervoso. Nei bambini provoca ritardi nello sviluppo neurologico, anemia e danni renali. Negli adulti, invece, causa problemi cardiovascolari, deficit cognitivi e infertilità.

Nonostante le evidenze scientifiche e le raccomandazioni internazionali, in Italia l’uso delle munizioni al piombo è ancora consentito nella maggior parte dei contesti venatori. Un’eredità tossica che continuiamo a perpetuare, ignorando i danni che provoca all’ambiente, alla fauna selvatica e alla nostra salute.

Milioni di uccelli avvelenati

Immagina un’anatra che setaccia il fondo di uno stagno in cerca di invertebrati. Come fanno molti uccelli, ingoia anche piccoli sassolini (il cosiddetto grit) che aiutano la digestione. I pallini di piombo caduti sul fondo hanno esattamente la stessa dimensione. L’anatra non può distinguerli. Li ingoia. E bastano pochi pallini per ucciderla.

Secondo l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA), ogni anno in Europa almeno 2,3 milioni di uccelli muoiono per avvelenamento da piombo legato alle munizioni da caccia. Due virgola tre milioni. Ogni anno.

E non sono solo le prede dirette. Aquile, avvoltoi e poiane si intossicano mangiando carcasse di animali feriti e non recuperati, o le viscere degli ungulati lasciate sul terreno dai cacciatori dopo l’eviscerazione. Un’analisi condotta in Italia su 281 grandi rapaci ha rilevato che il 67% mostrava valori clinici o subclinici di esposizione al piombo. Una percentuale che sale all’83% escludendo i campioni con analisi incomplete. Quasi nove rapaci su dieci avvelenati lentamente da qualcosa che non hanno nemmeno cacciato loro.

Un problema ambientale enorme

Il piombo delle munizioni impiega tra i 70 e i 100 anni per degradarsi una volta depositato nel terreno. Nel frattempo, in presenza di acqua e acidità, si libera in forma ionica, entra in soluzione, viene assorbito da piante, animali, microfauna. Passa nella catena alimentare e arriva direttamente sulle nostre tavole.

In un solo valico appenninico marchigiano, in una singola stagione venatoria, sono stati dispersi tra 5,6 e 7,1 quintali di piombo su appena 34 ettari.

Nel Padule di Fucecchio, uno studio dell’Università di Siena ha rilevato concentrazioni di piombo nei sedimenti superiori ai limiti di legge per i corpi idrici causate da decenni di pallini sul fondo delle acque.

Tutti i cinghiali abbattuti con munizioni al piombo nel Bresciano analizzati in uno studio presentavano concentrazioni di piombo nella carne superiori ai limiti consentiti per gli alimenti, in alcuni casi di 100 volte.

Eppure, a differenza della carne di maiale allevato, per la selvaggina non esistono soglie legali obbligatorie in Italia. Circa 13,8 milioni di europei, tra cui più di un milione di bambini nelle famiglie di cacciatori, consumano regolarmente carne di selvaggina.

L’Italia in ritardo, ma qualcosa si muove

Nel febbraio 2023 è entrato in vigore in Europa il divieto di pallini di piombo nelle zone umide. L’Italia non si è adeguata in tempo: è stata aperta una procedura di infrazione. Un ritardo difficile da giustificare davanti a numeri simili.

Eppure ci sono segnali positivi. Alcuni parchi nazionali e regionali (Stelvio, Monti Sibillini, Colli Euganei, la Tenuta di Castelporziano) hanno già adottato munizioni alternative. Nel 2026, la provincia di Sondrio diventerà la prima in Italia a vietare il piombo per la caccia agli ungulati. In Danimarca il divieto è in vigore dal 1996. In Svizzera, nel solo Canton Grigioni, tra il 2021 e il 2023 sono stati abbattuti quasi 30.000 animali con munizioni senza piombo, senza alcuna riduzione di efficacia.

Perché esistono alternative. Rame, acciaio, tungsteno, bismuto: volendo, le munizioni senza piombo ci sono già e funzionano.

Serve un futuro senza piombo

La caccia distrugge biodiversità, inquina, terrorizza gli animali selvatici e mette in pericolo chiunque si trovi nei boschi. Come se non bastasse, lascia in eredità alle generazioni future migliaia di tonnellate di uno dei veleni più pericolosi che esistano, sparse in campi, paludi e foreste. Un regalo che durerà cent’anni.

E tutto questo accade mentre la biodiversità è già sotto pressione da ogni lato, mentre le specie scompaiono, mentre gli ecosistemi si sgretolano.

Sostituire le munizioni al piombo sarebbe un piccolo passo. Ma il problema è molto più grande. Finché si continuerà a considerare la natura un bersaglio, nessun cambio di materiale sarà sufficiente.

Fonti: ECHA (European Chemicals Agency), Organizzazione Mondiale Sanità, studi italiani su rapaci e sedimenti lacustri, dati Canton Grigioni (CH), Regolamento EU 2021/57.

Foto di copertina: Museo di Storia Naturale di Milano. L’immagine proviene dal materiale stampa della mostra “Il veleno dopo lo sparo. Il piombo nella caccia avvelena gli uccelli, l’ambiente e l’uomo”. La visita all’esposizione ha ispirato questo articolo di approfondimento dedicato agli effetti del piombo sulla fauna selvatica, sull’ambiente e sulla salute umana.

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