Bellezza, biodiversità, benessere delle api: a Oleggio si semina il futuro

Oggi ho deciso di raccontarti la bellissima iniziativa del Comune di Oleggio per aiutare non solo le api e gli altri impollinatori, ma anche tutti noi. Perché, come sicuramente avrai già sentito dire, senza api non abbiamo futuro.

Per saperne di più, quindi, l’altro giorno ho fatto una lunga chiacchierata telefonica con l’amico Francesco Ranza di Oleggio. Francesco, che è apicoltore per passione, è tra i promotori di questo meraviglioso progetto che si chiama “Importanza degli impollinatori per l’ambiente e la biodiversità”.

Ecco cosa mi ha raccontato.

Oleggio, la città del latte

Oleggio, cittadina di 14mila abitanti in provincia di Novara, vanta il titolo di “Città del latte”, per la presenza di numerosi allevatori di bovini. Oltre all’allevamento, il comune è prevalentemente agricolo, con campi di cereali e di mais.

Oleggio è una cittadina di 14mila abitanti in provincia di Novara

Il problema è che cè molta monocoltura e di conseguenza una quasi totale assenza di pascoli per le api e per gli altri impollinatori” mi ha spiegato Francesco.  “Non bastasse, l’anno scorso alcuni agricoltori hanno usato dei pesticidi, avvelenando le api e causandone la morte. Quel giorno ho deciso di fare qualcosa“.

Francesco con alcuni amici di Aspromiele (Associazione dei produttori apistici del Piemonte) ha deciso di convocare la responsabile di zona di Coldiretti, il responsabile dell’irrigazione dei terreni e la responsabile del parco del Ticino. Tutti insieme, quindi, hanno organizzato un tavolo di lavoro con il Comune, per capire come favorire i pascoli per gli impollinatori.

Abbiamo convocato l’Amministrazione comunale presentando il nostro progetto e loro hanno detto subito di sì. È stata una bellissima sorpresa scoprire quanto il nostro comune sia attento al tema dell’ambiente, della biodiversità e degli impollinatori – racconta Francesco, con soddisfazione.

Il progetto di Oleggio per le api

I lavori per recuperare biodiversità e salvare api, ma anche farfalle, coccinelle, libellule, bombi e tanti altri indispensabili impollinatori, sono iniziati a fine agosto del 2020.

Il Comune ha deciso di riqualificare una ex cava per poi piantarvi, in autunno, duecento tigli selvatici. I tigli selvatici, infatti, fanno molto più nettare (la sostanza zuccherina prodotta dalle piante di cui si nutrono le api e gli altri impollinatori) rispetto a quelli che siamo abituati a vedere sui viali delle nostre città.

Sono piante ancora piccoline, che andranno a fiore tra qualche anno, però intanto sono duecento, un numero importante!” – ha sottolineato Francesco.

Dopo aver piantato i tigli, il passo successivo è stato progettare la semina delle fioriture. In questo caso è stata utilissima l’iniziativa di Aspromiele, che mette a disposizione dei propri associati, delle Pubbliche Amministrazioni e degli agricoltori una selezione di semi melliferi già pronta per l’uso. Un mix di varietà diverse, che assicurano una produzione di fiori che dura parecchi mesi.

Il mix contiene peraltro tutta una serie di semi di piante foraggere come trifogli, grano saraceno, facelia, e tanto altro già nella percentuale giusta affinchè, una volta seminato, diventi una coltura stabile”  – mi ha spiegato Francesco.

Una coltura, quindi, che oltre a fare bene all’ambiente può generare anche reddito per l’agricoltore, perchè la può falciare un paio di volte all’anno.

Il Comune ha anche messo a disposizione i terreni di sua proprietà (7/8 ettari provenienti da lasciti ereditari, terreni non riscossi, e così via).

In questi spazi abbiamo scelto di mettere la Facelia. La Facelia si semina in aprile e fiorisce circa un mese e mezzo dopo. Abbiamo pensato fosse la pianta ideale perchè la fioritura dura 5/6 settimane tra metà maggio a fine giugno, e copre un periodo in cui per gli impollinatori in giro non c’è niente da mangiare – mi ha spiegato Francesco.

Api bottinatrici intente a raccogliere nettare dai fiori della Facelia

In questa zona, infatti, a causa delle monocolture da metà maggio circa in poi c’è un lungo periodo senza fioriture e gli impollinatori non trovano niente da mangiare. Di conseguenza si indeboliscono e si ammalano – quando non muoiono di fame.

Un progetto pensato per tutti

La cosa bella di questa iniziativa, volta ad aiutare gli impollinatori, è che in fase di progettazione si è pensato a tutti.

Ai cittadini, che per un mese e mezzo potranno ammirare la bellezza della Facelia. “Abbiamo cercato di unire il bello all’utile, facendo qualcosa che piacesse anche a chi degli impollinatori non gliene importa nulla. La Facelia è davvero bellissima, con fiori che vanno tra il violetto e l’azzurro. Una volta mi sono imbattuto in un campo e l’effetto ottico era fantastico…Tutte le persone si fermavano per fare foto.” – conferma Francesco.

Colore e bellezza: la Facelia non solo aiuta gli impollinatori, ma è anche uno spettacolo per i nostri occhi.

Agli agricoltori, che seminando queste colture che si chiamano “cover crops”, hanno la possibilità mantenere il suolo fertile in modo naturale. Grazie a queste piante, inoltre, non ci guadagna solo l’ambiente, ma anche l’agricoltore, che ha la possibilità di lasciare fermi solo metà dei tuoi terreni a riposo e prendere comunque i contributi europei previsti dalla Politica Agricola Europea (PAC).

Agli impollinatori, che hanno un ruolo immensamente importante nell’ecosistema. Sicuramente avrai già sentito dire che senza gli impollinatori scomparirebbe l’80% delle cose che usiamo tutti i giorni. Non solo quello che mangiamo, ma anche quello che indossiamo, tante medicine, i coloranti … Favorire i pascoli per gli impollinatori, quindi, significa garantire la loro sopravvivenza, in un momento in cui stiamo assistendo a quello che gli scienziati chiamano “l’Armageddon degli insetti”.

Agli apicoltori, troppo spesso dimenticati, che con passione e impegno si prendono cura delle api svolgendo un ruolo importante nella loro salvaguardia e nel monitoraggio ambientale. E chissà che magari, in un prossimo futuro, oltre che città del latte Oleggio venga inserita anche tra le città del miele, come già qualcuno mormora…

Conclusione

Spero di raccontarti presto casi virtuosi come questo del Comune di Oleggio. E spero che Oleggio possa essere di esempio e di ispirazione a tanti altri Comuni (magari tutti!).

 

Perché se gli impollinatori dovessero scomparire la posta in gioco sarebbe alta e per questo motivo dobbiamo proteggerli.

Un atto dovuto non solo per la tutela dell’ambiente, ma anche per la salute, il benessere e la sopravvivenza nostra e delle future generazioni.

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