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ToggleQuesta mattina sono andata al laghetto come faccio ogni giorno. Una controllata al livello dell’acqua, un’occhiata veloce alle fioriture nuove, un saluto alle ranocchie che mi guardano con quella faccia un po’ beffarda che hanno sempre.
Poi li ho visti.
Uno, due, tre… cinque piccoli tritoni crestati! Non adulti di passaggio, ma larve che nuotavano tranquille tra la vegetazione.
Per chi frequenta stagni e fossi, vedere un tritone potrebbe non essere una novità. Ma per un laghetto naturale relativamente giovane, trovare cinque larve di tritone è una notizia straordinaria. Il tipo di scoperta che ti ripaga tutto il tempo e la fatica spesi a progettare, scavare e piantare.
Perché nessuno di loro è stato introdotto da me.
Da dove arrivano i tritoni?
Questa è stata la prima domanda che mi sono posta.
Quando ho realizzato il laghetto non ho mai inserito anfibi, uova o girini. L’obiettivo era creare un ambiente e lasciare che fosse la fauna locale a decidere se utilizzarlo. Nessun intervento, nessuna forzatura.
Le prime ad arrivare sono state le rane, quasi subito. Poi libellule, coleotteri acquatici, chiocciole, e una lunga lista di piccoli abitanti che hanno trovato la strada da soli. Anche una natrice dal collare, che ogni tanto si mangia qualche rana adulta. All’inizio mi faceva effetto, ora ho imparato ad accettarlo.
I tritoni però sono un’altra cosa…
La loro presenza non è casuale come può sembrare. Racconta una storia di spostamenti attivi, di ricerca, di capacità di individuare ambienti favorevoli anche se lontani. Studi sui tritoni crestati documentano individui capaci di percorrere oltre un chilometro e mezzo tra diverse zone umide durante il periodo riproduttivo. Distanze sorprendenti per animali così piccoli e così lenti.

Il che significa che potrebbero arrivare da stagni, fossi o aree umide anche piuttosto lontane. Qualcuno li ha mandati in avanscoperta, o forse ci sono arrivati per conto loro, seguendo un istinto che noi non sappiamo nemmeno immaginare.
I tritoni non vivono solo in acqua
Quando si pensa ai tritoni si immagina immediatamente un animale acquatico. In realtà i tritoni sono anfibi, come rane e rospi, e trascorrono gran parte della loro vita sulla terraferma.
Gli adulti passano molti mesi nascosti tra foglie, tronchi, pietre, radici e vegetazione umida, tornando in acqua principalmente per la riproduzione. Qui avviene il corteggiamento, qui vengono deposte le uova e qui si sviluppano le larve che, dopo la metamorfosi, inizieranno anch’esse una vita in gran parte terrestre.
Il laghetto, quindi, è soltanto una parte del loro habitat. Per questo motivo la presenza di prati, siepi, boschetti e zone poco disturbate attorno all’acqua è importante quanto il laghetto stesso.
Come predisporre un habitat per i tritoni
L’habitat ideale per il tritone è fatto di equilibrio e tranquillità. Niente correnti forti, niente filtri rumorosi: l’acqua deve essere stagnante e fresca anche nei mesi più caldi, una condizione che qui in collina è favorita dal clima.

Le sponde non devono essere verticali o scivolose, ma digradare dolcemente verso il fondo, così che gli anfibi possano entrare e uscire senza fatica.
Una delle decisioni più importanti quando ho progettato il laghetto è stata non introdurre pesci. Carassi, koi e altre specie ornamentali divorano uova e larve con una sistematicità che rende praticamente impossibile la riproduzione degli anfibi. Io invece volevo una piccola zona umida naturale, non un acquario da giardino.
All’interno del bacino ho inserito vegetazione fitta, indispensabile per le femmine che depongono le uova avvolgendole una per una tra le foglie delle piante ossigenanti.
All’esterno, l’area circostante deve offrire rifugi: cataste di legna, sassi, foglie secche che permettono ai tritoni di trascorrere in sicurezza i mesi sulla terraferma e il letargo invernale. Nel mio caso il laghetto confina direttamente con un bosco, il che aiuta.
Non so se sia stata la combinazione di tutti questi elementi a far sì che i tritoni arrivassero. Ma non aver introdotto pesci è stata quasi certamente la condizione di base.
Il laghetto misura circa 5 metri per 3. Non è grande, è uno specchio d’acqua che chiunque abbia uno spazio sufficiente in giardino potrebbe realizzare.
Cinque larve e una conferma
Potrà sembrare un dettaglio, ma la cosa meravigliosa non è solo aver visto dei tritoni. È aver visto delle larve.
Un adulto di passaggio può capitare in qualsiasi stagno durante gli spostamenti stagionali. Una larva significa che almeno un adulto ha scelto questo laghetto per riprodursi, che le uova sono state deposte, e che sono sopravvissute.
Non una visita, quindi. Una riproduzione andata a buon fine.
I tritoni sono animali straordinariamente sensibili. Richiedono acqua pulita, equilibrio ecologico, assenza di predatori. Non si adattano a compromessi e non perdonano gli errori.
Sapere che hanno trovato il laghetto all’altezza per mettere al mondo i loro piccoli è, per me, la conferma migliore che ho fatto le cose per bene.
Una specie protetta nel mio giardino
Il tritone crestato (Triturus cristatus) è protetto a livello europeo dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE. È inserito sia tra le specie che richiedono Zone Speciali di Conservazione, sia tra quelle che necessitano di protezione rigorosa in tutto il territorio dell’Unione.
Una tutela nata dalla progressiva perdita di zone umide, dall’inquinamento e dalla frammentazione degli habitat che negli ultimi decenni hanno decimato le popolazioni di anfibi in tutta Europa.
Ma come ho fatto a riconoscerlo? La prima volta che l’ho visto nuotare ho pensato: cosa ci fa un pesce nel laghetto? Nuota proprio come un pesce, con movimenti fluidi e ondulatori. Poi guardando meglio ho visto le zampette. Mi sono avvicinata, ho osservato, ho fotografato. Era fine marzo, piena stagione riproduttiva, e il maschio aveva la cresta, una cresta dentellata e vistosa che una volta vista non si dimentica. Da lì identificarlo è stato semplice.

Il tritone crestato è inconfondibile: corpo scuro e robusto, può raggiungere i 14-18 centimetri, e quel ventre arancione fiammante con macchie nere irregolari che sembra quasi dipinto. Vive fino a 15 anni, un’eternità per un anfibio così piccolo.
Tutto questo in un laghetto che esiste da meno di un anno. Ho steso il telo ad agosto, e a fine marzo i tritoni crestati erano già lì a riprodursi. Sette mesi!
Sapere che proprio loro hanno scelto questo posto è la conferma che anche un piccolo spazio può diventare un rifugio per una specie in difficoltà. Ogni zona umida che scompare è una perdita concreta. Ogni laghetto naturale che nasce, invece, è un tassello in più che permette a questi animali di sopravvivere, riprodursi e spostarsi nel paesaggio.
Cinque volte sì
Quando ho scavato questo laghetto non sapevo cosa sarebbe arrivato, né se sarebbe arrivato qualcosa. Non si può costruire un ecosistema, si possono solo creare le condizioni giuste e poi aspettare, con una certa umiltà, che la natura decida.
Questa mattina, guardando i cinque piccoli tritoni crestati nuotare tranquilli tra le piante acquatiche, ho capito che la risposta era arrivata.
Non ho costruito niente di perfetto. Ho scavato una buca, steso un telo, piantato qualche pianta, e rinunciato ai pesci.
Ho aspettato e una specie protetta, in declino in tutta Europa, ha percorso chissà quanti metri, ha trovato questo posto, e ha deciso che andava bene per mettere al mondo i suoi piccoli.

Non so quante volte nella vita si riceve un complimento così. Dalla Natura, poi, che non mente mai e non fa sconti a nessuno.
Da una buca scavata in giardino ed è nata una speranza. Cinque volte”

Copywriter ed esperta in comunicazione e marketing digitale. Per professione sono curiosa e appassionata di tutto quanto riguarda l’innovazione tecnologica, nel tempo libero invece mi dedico all’apicoltura e alla vita di campagna.


